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PIEMONTEIS, PARLA PIEMONTEIS!

Se il sangue che scorre nelle nostre vene è sangue ligure, buona parte delle parole e dei suoni che usiamo, o meglio usavano i nostri nonni, nell’antica parlata piemontese, sono di origine celtica, come molti vocaboli riguardante la casa: pairol, topia, lobbia, galetas; o riguardante la campagna: volan, rusca, brio.

Sono di origine celtica « braca e camicia », due novità introdotte dei celti nel mondo latino, abituato alla tunica.

È di origine celtica la terminazione in « ogna » che significa acqua corrente: in val Pellice, a poca distanza, abbiamo due torrenti con la terminazione celtica: l'Angrogna e Chiamogna.
Anzi le Chiamogne sono diverse e non è difficile trovare, tra gli anziani della zona, il termine « chiamogna » per indicare un qualsiasi torrente.

I Celti sono stati chiamati con nomi diversi: i romani li chiamavano «galli» e i greci li chiamavano « galati ».
Venivano dalle sponde del mare del Nord e avevano occupato fino al terzo secolo, il cuore dell'Europa, dalle isole inglesi fino al Bosforo.

Dopo il terzo secolo cominciò la loro decadenza, schiacciati al nord dai germani e a sud dai romani.

In Piemonte erano comparsi sul finire del sec. V o agli inizi del VI.
Scesi dai valichi alpini, guidati da un certo Belloveso, non si erano fermati nelle valli, ma si erano spinti subito nella pingue pianura padana.
Così attorno alle pianure piemontesi e lombarde occupate dai celti, si conservò a lungo una corona di villaggi liguri sulle terre alte. Col passare del tempo i liguri non poterono fare a meno di venire a contatto con i celti mescolando lentamente il sangue e il linguaggio.

Quando nel II secolo i romani occuparono la Gallia cisalpina non riuscirono più a distinguere le popolazioni di origine ligure da quelle di origine celtica.
E invece di un popolo pacifico, trovarono popolazioni fiere della loro forza e della loro indipendenza.
Ecco come descrive i Celti uno scrittore romano, Ammiano Marcellino:

« Guai ai forestieri che incappassero nella loro collera! Pur essendo in gruppo non potrebbero tener testa ad alcuno di loro che avesse l'aiuto della moglie, la quale, più forte del marito, spirando ferocia dagli occhi azzurri, gonfiando il collo e digrignando i denti, comincerebbe a dimenar le bianche e lunghissime braccia, sferrando, insieme coi calci, pugni tremendi, simili a colpi vibrati dai nervi intrecciati di una catapulta. Idonei alle armi in qualunque età, va al combattimento il vecchio con coraggio pari a colui che è nel fiore degli anni; anche perché indurendo le membra al freddo e alle incessanti fatiche, essi sono sempre pronti a sprezzare il pericolo.
Né mai accade tra loro, come in Italia, che qualcuno si tagli il pollice, per timore del servizio militare.
Tutti curano con eguale diligenza l'igiene del corpo; né mai tra loro si può incontrar uomo o donna che, per quanto poveri, vadano coperti di cenci, come avviene invece in altre parti del mondo.
È però una razza molto amante del vino ed avida di altre simili bevande.
Sicché accade spesso, nei loro villaggi, di veder gente, specie di bassa condizione, andar barcollando qua e là, con mente ottusa per la continua ebrezza ».

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